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Quante spade esistono al mondo? Di sicuro potreste chiederlo al (buon) vecchio zio Martin, al quale basterebbe staccare gli occhi dal monitor per dare un’occhiata al proprio trono. Nel frattempo, durante una ricerca per un mio scritto ambientato nel deserto, mi sono imbattuto in una vera e propria “rastrelliera digitale” di lame esotiche e orientali.
Il merito di nomenclature e spiegazioni va a L’immagine del guerriero. Attraverso Europa, Africa, un saggio di Maurizio Martinelli e della Regione Toscana disponibile gratis online.

AFRICA

Flissa

Nell’Algeria settentrionale, i Cabili impiegano ancora una particolare sciabola a dorso dritto e lama espansa verso la punta, la Flissa, con ornati astratti contro il malocchio.
Koummiya
Il pugnale marocchino Koummiya, dall’impugnatura che termina a coda di pavone come alcune daghe italiane del Cinquecento, viene esibito al fianco sinistro appeso a un cordone.
Kuba
La principale spada da combattimento dei Kuba, dall’estremità espansa e arrotondata. Il re del XVII secolo che la introdusse, per limitarne la pericolosità decretò che fosse priva di punta e che, in tempo di pace, dovesse essere sempre avvolta in un panno, misura che ancora oggi viene osservata.
Ngulu
 
 
I Poto e i Mongo usavano un grande coltello a un filo, detto Ngulu, la cui estremità terminava a forma di falce. Alcuni colonizzatori diffusero la notizia che venisse utilizzato per comminare la decapitazione; in realtà anche quest’arma aveva un grande valore economico e veniva usata sia per fini cerimoniali che come insegna di prestigio personale.
Nimsha
In Marocco è diffusa una particolare spada, la Nimsha, che simboleggia l’eclettismo della cultura musulmana locale: essa fonde un’impugnatura asimmetrica locale che sembra riprodurre una testa di cavallo stilizzata a una guardia metallica a quattro bracci ispirata alle spade spagnole del XVI secolo.
Takouba
Strabone parla dei tuareg come di guerrieri armati di lance tutte in ferro e di particolari scudi detti “di pelle di struzzo”, in realtà in pelle di gazzella trattata con latte e guscio d’uovo di struzzo fino a renderla invulnerabile alle armi da taglio. Tipica dei Tuareg è la Takouba, una spada dritta a due fili realizzata con lame europee.
Proprio la Takouba, col pugnale Telek dall’impugnatura a tre punte detta “croce di Agades”, era riservata esclusivamente ai predoni/nobili.
ASIA
L’Asia, ancora più dell’Africa, è un vero caleidoscopio di culture e di tradizioni estremamente diverse e molto spesso di antichissima origine. La complessa storia delle civiltà che vi hanno avuto sede si accompagna a immagini di guerriero molto diverse nello spazio e nel tempo: dal saraceno al cacciatore di teste birmano, dal
samurai giapponese all’arciere mongolo.
Char-aina (armatura)
 
L’armatura tipica del mondo islamico è quella ispirata al tipo persiano della cosiddetta Char-aina, ovvero “quattro specchi”: si tratta di quattro piastre curve incernierate, di cui due più ampie proteggono il petto e la schiena, mentre altre due più piccole e spesso scavate all’ascella proteggono i fianchi. Una cotta di maglia sino alle ginocchia e talora dei pantaloni nello stesso materiale proteggono il resto del corpo, integrati da cubitiere per gli avambracci e da un elmetto a calotta con una punta alla sommità e circondato da un camaglio di maglia metallica.
Firangi
In India era presente la spada dritta detta
 Firangi, ovvero “straniera”, proveniente quasi integralmente dai commerci con l’Europa. La sua larga guardia in lamina era imbottita, e il pomo degli esemplari dalle lame curve o seghettate era dotato di un lungo spuntone posteriore, che garantisse l’uso a due mani.
Jian
Nel mondo cinese, tra le spade degne di nota vanno menzionate sicuramente le
 Jian, lame dritte a due fili appena convergenti dall’impugnatura ovoidale e dalla piccola guardia in ottone lavorata, come le eleganti applicazioni metalliche sui foderi.
Ke-tri
Nel mondo tibetano sono diffuse, con l’arco, delle armi bianche come il
Ke-tri, una breve spada dritta dall’impugnatura rifinita in ottone e abbellita di coralli e di turchesi, come il fodero.
 
Khandjar
 
La Persia fu probabilmente la culla del tipico pugnale curvo islamico dall’impugnatura a clessidra, il Khandjar, apparso nel XV secolo e diffusosi poi in una variante più lunga nell’impero ottomano, nel Caucaso, e in India.
Kukhri
Il Kukhri è un coltello a un filo con lama curva e filo falcato dalla parte interna. Tutt’oggi caratterizza le forze speciali britanniche Gurkha; la sua particolare forma permette di appesantire il colpo e di aumentare la capacità di taglio, impiegata sia nella foresta, che nella caccia e in guerra.
Mandau
Nel Borneo, i Dayak (tagliatori di teste) impiegavano il Mandau, con un’impugnatura a “L” acuta sormontata da ciuffi di capelli, trofeo dei nemici uccisi. Protetti solo da corsetti di fibra tratta dalla scorza d’albero e da scudi di legno, i guerrieri di questa zona d’Asia erano particolarmente aggressivi anche se poco organizzati.
 
Pata, Katar e Bichwa
Tipicamente indiano è il Pata, una spada dritta che al posto dell’impugnatura terminava in un mezzo guanto in acciaio, dotato di una barra trasversale interna per l’impugnatura.
Questo sistema di afferrare l’arma ritorna in una delle più eleganti armi indiane, il Katar, formato da una lama triangolare che poteva essere sorretta per sferrare colpi attraverso il pugno.
Non meno singolare era il Bichwa (“scorpione”), arma da combattimento corpo a corpo simile a un tirapugni da serrare preferibilmente nella mano o sul braccio sinistri, dotata di una o due lame laterali affiancate per sferrare colpi trancianti.
Pech-qabz
Il Pech-qabz veniva utilizzato in Persia con l’intento di perforare le protezioni di maglia metallica degli avversari grazie a una lama dalla sezione a “T” molto appuntita.
Qama
All’interno dell’impero ottomano islamizzato, nei territori come quelli tra l’area caucasica e i Balcani, erano presenti armi d’altra tradizione che trovarono fortuna, come il
Qama o Kindjal, una daga a fili paralleli e punta triangolare, senza guardia e molto robusta, probabilmente legata al gladio romano.
Shamshir
In Persia le armi bianche si distinguono per un’eleganza e una qualità tecnica ineguagliata nel resto del Medio Oriente. Caratteristica è la scimitarra Shamshir (“coda di leone”), dall’impugnatura curva e dalla guardia a crociera, diffusasi tra 300 e 400 sino a diventare la tipica sciabola dell’esercito ottomano nella versione con impugnatura a pistola.
Tanto
 
In Giappone, accanto alla Katana si aggiungono la Wakizashi, la spada lunga tra i 30 e i 60 cm circa, e i Tanto, coltelli inferiori ai 30 cm.
Bellissime, vero? E pensare che ne ho selezionate solo alcune. Al prossimo romanzo avrete l’imbarazzo della scelta!
Stay Fantasy and rock’n’roll to hell,
Alfonso

Quante spade esistono al mondo? Di sicuro potreste chiederlo al (buon) vecchio zio Martin, al quale basterebbe staccare gli occhi dal monitor per dare un’occhiata al proprio trono. Nel frattempo, durante una ricerca per un mio scritto ambientato nel deserto, mi sono imbattuto in una vera e propria “rastrelliera” digitale di lame esotiche e orientali.
Il merito di nomenclature e spiegazioni va a L’immagine del guerriero. Attraverso Europa, Africa, un saggio di Maurizio Martinelli e della Regione Toscana disponibile gratis online.

AFRICA
Flissa
Nell’Algeria settentrionale, i Cabili impiegano ancora una particolare sciabola a dorso dritto e lama espansa verso la punta, la Flissa, con ornati astratti contro il malocchio.
Koummiya
 Il pugnale marocchino Koummiya, dall’impugnatura che termina a coda di pavone come alcune daghe italiane del Cinquecento, viene esibito al fianco sinistro appeso a un cordone.
Kuba
La principale spada da combattimento dei Kuba, dall’estremità espansa e arrotondata. Il re del XVII secolo che la introdusse, per limitarne la pericolosità decretò che fosse priva di punta e che, in tempo di pace, dovesse essere sempre avvolta in un panno, misura che ancora oggi viene osservata.
Ngulu
 
 
I Poto e i Mongo usavano un grande coltello a un filo, detto Ngulu, la cui estremità terminava a forma di falce. Alcuni colonizzatori diffusero la notizia che venisse utilizzato per comminare la decapitazione; in realtà anche quest’arma aveva un grande valore economico e veniva usata sia per fini cerimoniali che come insegna di prestigio personale.
Nimsha
In Marocco è diffusa una particolare spada, la Nimsha, che simboleggia l’eclettismo della cultura musulmana locale: essa fonde un’impugnatura asimmetrica locale che sembra riprodurre una testa di cavallo stilizzata a una guardia metallica a quattro bracci ispirata alle spade spagnole del XVI secolo.
Takouba
Strabone parla dei tuareg come di guerrieri armati di lance tutte in ferro e di particolari scudi detti “di pelle di struzzo”, in realtà in pelle di gazzella trattata con latte e guscio d’uovo di struzzo fino a renderla invulnerabile alle armi da taglio. Tipica dei Tuareg è la Takouba, una spada dritta a due fili realizzata con lame europee.
Proprio la Takouba, col pugnale Telek dall’impugnatura a tre punte detta “croce di Agades”, era riservata esclusivamente ai predoni/nobili.
ASIA
L’Asia, ancora più dell’Africa, è un vero caleidoscopio di culture e di tradizioni estremamente diverse e molto spesso di antichissima origine. La complessa storia delle civiltà che vi hanno avuto sede si accompagna a immagini di guerriero molto diverse nello spazio e nel tempo: dal saraceno al cacciatore di teste birmano, dal
samurai giapponese all’arciere mongolo.
Char-aina (armatura)
 
 L’armatura tipica del mondo islamico è quella ispirata al tipo persiano della cosiddetta Char-aina, ovvero “quattro specchi”: si tratta di quattro piastre curve incernierate, di cui due più ampie proteggono il petto e la schiena, mentre altre due più piccole e spesso scavate all’ascella proteggono i fianchi. Una cotta di maglia sino alle ginocchia e talora dei pantaloni nello stesso materiale proteggono il resto del corpo, integrati da cubitiere per gli avambracci e da un elmetto a calotta con una punta alla sommità e circondato da un camaglio di maglia metallica.
Firangi
In India era presente la spada dritta detta
 Firangi, ovvero “straniera”, proveniente quasi integralmente dai commerci con l’Europa. La sua larga guardia in lamina era imbottita, e il pomo degli esemplari dalle lame curve o seghettate era dotato di un lungo spuntone posteriore, che garantisse l’uso a due mani.
Jian
Nel mondo cinese, tra le spade degne di nota vanno menzionate sicuramente le
 Jian, lame dritte a due fili appena convergenti dall’impugnatura ovoidale e dalla piccola guardia in ottone lavorata, come le eleganti applicazioni metalliche sui foderi.
Ke-tri
Nel mondo tibetano sono diffuse, con l’arco, delle armi bianche come il
Ke-tri, una breve spada dritta dall’impugnatura rifinita in ottone e abbellita di coralli e di turchesi, come il fodero.
 
Khandjar
 
La Persia fu probabilmente la culla del tipico pugnale curvo islamico dall’impugnatura a clessidra, il Khandjar, apparso nel XV secolo e diffusosi poi in una variante più lunga nell’impero ottomano, nel Caucaso, e in India.
Kukhri
Il Kukhri è un coltello a un filo con lama curva e filo falcato dalla parte interna. Tutt’oggi caratterizza le forze speciali britanniche Gurkha; la sua particolare forma permette di appesantire il colpo e di aumentare la capacità di taglio, impiegata sia nella foresta, che nella caccia e in guerra.
Mandau
Nel Borneo, i Dayak (tagliatori di teste) impiegavano il Mandau, con un’impugnatura a “L” acuta sormontata da ciuffi di capelli, trofeo dei nemici uccisi. Protetti solo da corsetti di fibra tratta dalla scorza d’albero e da scudi di legno, i guerrieri di questa zona d’Asia erano particolarmente aggressivi anche se poco organizzati.
Pata, Katar e Bichwa
Tipicamente indiano è il Pata, una spada dritta che al posto dell’impugnatura terminava in un mezzo guanto in acciaio, dotato di una barra trasversale interna per l’impugnatura.
Questo sistema di afferrare l’arma ritorna in una delle più eleganti armi indiane, il Katar, formato da una lama triangolare che poteva essere sorretta per sferrare colpi attraverso il pugno.
Non meno singolare era il Bichwa (“scorpione”), arma da combattimento corpo a corpo simile a un tirapugni da serrare preferibilmente nella mano o sul braccio sinistri, dotata di una o due lame laterali affiancate per sferrare colpi trancianti.
Pech-qabz
Il Pech-qabz veniva utilizzato in Persia con l’intento perforare le protezioni di maglia metallica degli avversari grazie ad una lama dalla sezione a “T” e molto appuntita.
Qama
All’interno dell’impero ottomano islamizzato, nei territori come quelli tra l’area caucasica e i Balcani, erano presenti armi d’altra tradizione che trovarono fortuna, come il
Qama o Kindjal, una daga a fili paralleli e punta triangolare, senza guardia e molto robusta, probabilmente legata al gladio romano.
Shamshir
In Persia le armi bianche si distinguono per un’eleganza e una qualità tecnica ineguagliata nel resto del Medio Oriente. Caratteristica è la scimitarra Shamshir
 (“coda di leone”), dall’impugnatura curva e dalla guardia a crociera, diffusasi tra 300 e 400 sino a diventare la tipica sciabola dell’esercito ottomano nella versione con impugnatura a pistola.
Tanto
 
In Giappone, accanto alla Katana si aggiungono la Wakizashi, la spada lunga tra i 30 e i 60 cm circa, e i Tanto, coltelli inferiori ai 30 cm.
Bellissime, vero? E pensare che ne ho selezionate solo alcune. Al prossimo romanzo avrete l’imbarazzo della scelta!
Stay Fantasy and rock’n’roll to hell,
Alfonso