Non essendo facile tenere aggiornati entrambi i miei siti di riferimento, vi rimando alla lunga serie di approfondimenti sul Fantasy pubblicati su blog spot all’indirizzo e-mail https://alfonsozarbowriter.blogspot.com e ne approfitto per farvi un riepilogo.

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In questo 2014, mese per mese, ho scelto di snocciolare in articoli sette approfondimenti sulle origini della narrativa fantastica, da Gilgamesh (che potete trovare anche qui scorrendo gli articoli verso il basso) ai filoni fantastici tra Settecento e Novecento, la cui pubblicazione è prevista per i primi di novembre.

Di seguito, pubblico i vari link degli approfondimenti:

1. Gilgamesh http://goo.gl/uwvEIz

2. L’epica greca http://goo.gl/oITRH4

3. La mitologia nordica (su TrueFantasy) http://goo.gl/AQQtKn

4. I miti celtici e irlandesi http://goo.gl/S0eyWw

5. L’epica medievale http://goo.gl/aetjr1

6. La fiaba http://goo.gl/63HqnN

7. Tra Settecento e Novecento [prossima pubblicazione]

Per gli altri articoli che ritengo di maggiore importanza (5 luoghi “più fantasy che reali” nel mondo; Spade fantasy:che passione! Cinque anni dopo; Pillole di editoria) vi rimando ancora una volta al blog principale.
Continuate a seguirmi!

Alfonso

Sullo speciale IL TRONO DI SPADE (www.bestmovie.it, maggio 2013) trovate le principali fonti di ispirazione che sono confluite nell’universo fantastico di George R.R. Martin.

Non dev’essere stato facile per BEST MOVIE raccogliere tanti riferimenti, ma di certo gli appassionati di storia gliene saranno grati. Martin ha creato una saga fantasy così complessa, così completa, che il lettore potrà sì calarsi nei panni di nuovi personaggi indimenticabili, ma anche cavalcare con Gengis Khan stringendo il più affilato dei kopesh, difendere il Vallo di Adriano dall’avanzata dei Pitti, salpare con un ex contrabbandiere del calibro di Sir Francis Drake e sopravvivere agli intrighi di corte attuati da una femme fatale come Isabella di Francia.

Personaggi storici, nomi, eventi, tradizioni: Martin sa trarre il meglio – e il peggio! – da qualsiasi cosa. E visto che quelli che vi ho suggerito non sono altro che spunti, chiamiamo in gioco una delle fonti più importanti per lo sviluppo dell’opera: la guerra delle due rose.

La guerra delle due rose

Qualcuno di voi potrebbe aver visto da poco The White Queen, la serie TV tratta dalla saga La guerra dei cugini di Philippa Gregory. Quale occasione migliore per farsi un’idea (romanzata, si intende) della contesa che segna il passaggio dall’epoca medievale a moderna dell’Inghilterra?

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Martin ha dichiarato più volte che la scintilla creativa per LE CRONACHE DEL GHIACCIO E DEL FUOCO è scaturita proprio dagli avvenimenti dello strappo dinastico che insanguinò l’Inghilterra dal 1455 al 1485, impegnando i due rami della dinastia regnante dei Plantageneti: Lancaster e York.

Riassumerli non è impresa facile, ma di certo può aiutare suddividere il conflitto in diverse fasi: dal 1455 al 1460, con l’affermazione degli York; dal 1460 al 1461, con la rivalsa dei Lancaster; dal 1461 al 1469, con il nuovo trionfo degli York; dal 1470 al 1483, con la caduta e il ritorno degli York e dal 1483 al 1485, con la pace e l’ascesa dei Tudor.

Sotto il folle Enrico VI, incoronato nel 1422, la Monarchia inglese prese a vacillare ed ebbe bisogno del sostegno del Duca di Suffolk e dell’intrigante regina Margherita. Fu proprio per colpa del malgoverno di Margherita e dei suoi favoriti che Riccardo di York riuscì a farsi largo con le armi e fece prigioniero il Re. Per scongiurare la guerra civile, il Parlamento gli suggerì di assumere la guida del regno alla morte di Enrico.

L’opposizione di Margherita avviò la guerra, perché Riccardo fu assassinato a Wakefield. Nel 1461, dopo la vittoria di Towton, il suo secondogenito Edoardo IV fu incoronato, ma i contrasti erano più vivi che mai: seppur rinchiuso nella Torre di Londra, Enrico VI era vivo e costituiva un pericoloso punto di riferimento per i suoi uomini, per i francesi e per gli scozzesi interessati al crollo della Monarchia inglese. Dieci anni dopo, infatti, a margine di turbolente vicende, Enrico VI fu reinsediato e presto nuovamente deposto e assassinato per ordine di Edoardo.

Nel 1483 Edoardo morì improvvisamente, cedendo lo scettro al figlio minorenne Edoardo V, sotto la tutela del proprio fratello Riccardo di Gloucester.
Riccardo eliminò dalla scena i suoi nipoti e, sbarazzatosi degli altri nemici, assunse il titolo di Re come Riccardo III. La sua esperienza di sovrano si concluse in battaglia due anni dopo: in assenza di eredi legittimi, il Conte di Richmond, imparentato coi Lancaster e proclamato Re col nome di Enrico VII della famiglia Tudor, sposò Elisabetta di York conciliando definitivamente i belligeranti.

Se volessimo approfondire alcuni dettagli più nello specifico, troveremmo senz’altro delle affinità tra Eddard Stark e Riccardo di York. Nel 1450 Riccardo rientrò dall’Irlanda, reclamando il suo posto nel Consiglio allo scopo di mettere fine al malgoverno di Enrico IV e Margherita d’Angiò con una lista di rimostranze e di sollecitazioni agli ambienti di corte. Alla fine del 1454, il suo allontanamento (fu privato del titolo di protettore del regno) dette inizio alle ostilità.

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Esiste forse personaggio più appropriato per fare un paragone con il Primo cavaliere del Re, schietto e onorevole al punto tale da contrastare apertamente i vizi della Corona?

“Quando il re tornerà dalla caccia gli racconterò la verità. Nel frattempo te ne sarai andata con tutti i tuoi figli. Non avrò il loro sangue sulle mie mani. Andate il più lontano possibile, con tutti gli uomini che avete. Perché ovunque andrete il furore di Robert vi sarà addosso.”

Un lord che ha combattuto per spodestare re Aerys il Folle (probabilmente quanto e più di Enrico VI) e che si ritrova a gestire una corte a lui ostile. Per quanto riguarda, invece, la privazione del titolo di protettore del regno e l’allontanamento dalla capitale, Martin si sa: tende sempre un pochino a calcare la mano…

Passiamo il testimone al Re del Nord. Dopo l’allontanamento di Riccardo dalla corte, le casate York e Warwick raccolsero un esercito contro i Lancaster e si scontrarono con le truppe reali nel marciare su Londra. Non ricordano anche a voi Stark e Karstark?
Ma le somiglianze non si fermano ai nomi. Il regno di Edoardo IV di York non iniziò sotto buoni auspici. Il Re commise l’errore di porre in disparte il Conte di Warwick, suo mentore e più fidato alleato, inviandolo in Francia per negoziare il matrimonio con una donna di sangue reale. Pensate al suo sconcerto quando, tornando a Londra dopo trattative avviate, lo trovò già sposato con Elisabetta Woodville, una nobildonna di origini molto più umili. Certa gente sa prendere le cose molto sul personale…

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Un mix di conflittualità, quello tra Edoardo e Warwick, che nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco potrebbe trovare riscontro nelle azioni di più personaggi: Rickard Karstark, Catelyn Stark e Walder Frey. Il matrimonio segreto tra Edoardo ed Elisabetta, invece, ricorda in tutto e per tutto quello di Robb Stark con Jeyne Westerling (Talisa della città libera di Volantis nella serie TV), figlia di un alfiere minore dei Lannister.

Interessante, infine, è il caso dei principi della torre. Alla morte di Edoardo IV, i suoi figli furono imprigionati dallo zio Riccardo di Gloucester nella Torre di Londra. Ben presto si diffuse la voce che fossero stati assassinati. Oltre alla loro scomparsa, però, non esiste alcuna prova diretta dell’assassinio, quindi le fonti dell’epoca non sono considerate affidabili.

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Non so voi, ma a me ricordano Bran e Rickon Stark. Quando Grande Inverno viene conquistata da Theon Greyjoy, entrambi i giovani eredi del Nord vengono presi come ostaggi, ma riescono a fuggire nascondendosi nelle cripte del castello. Theon fa credere a tutti di averli catturati e uccisi, decapitando invece due bambini innocenti.

Conoscete bene la guerra delle due rose e vi vengono in mente altri possibili dettagli legati al Trono di spade? Personalmente non mi stupirebbe se dietro alla conclusione prevista con i prossimi romanzi trovassimo qualche analogia legata ancora a questo impressionante conflitto.

Fonti

Il trono di spade – special edition, Best Movie, http://www.bestmovie.it, maggio 2013.

ORNELLA MARIANI, Le Grandi Battaglie – La Guerra delle due Rose.

Guerra Delle Due Rose, Enciclopedia Treccani, http://www.treccani.it.

Biografia

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Alfonso Zarbo si occupa di narrativa fantastica dal 2009. Appassionato di storia, musica metal e serie TV, collabora con Fantasy Magazine ed è stato curatore di antologie e romanzi per la piccola editoria. Ora gestisce il blog e i social network della collana Chrysalide per Mondadori Ragazzi e lavora come consulente sulle Cronache del ghiaccio e del fuoco per la redazione Oscar Mondadori.

alfonsozarbowriter.blogspot.it

“La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati.”

René Descartes

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Mito, poema epico, canzone di gesta, fiaba, romanzo gotico, avventura e racconto di Fantascienza. Il Fantasy ha attraversato millenni e ha saputo trarre ispirazione dalle pagine di ogni popolo, cultura e religione, impregnandosi di quella magia che solo un genere letterario tanto longevo e poliedrico ci può donare.

Fantasy che, non dimentichiamolo, non è mai solo letteratura d’intrattenimento. Per Michael Ende, autore della Storia infinita, la fantasia è

una porta d’accesso a mondi ulteriori che vivono in simbiosi con la realtà, due lati di uno specchio che non possono fare a meno l’uno dell’altro; è una sorta di possessione allucinante, che dissolve la stessa realtà in un sogno tra i sogni, il mondo concreto inglobato dalla visione, ridotto soltanto a una delle infinite storie possibili.

Infinite storie possibili, proprio come quelle dalle quali trae spunto il genere. Sono tantissime le opere la cui struttura narrativa, le cui tematiche e il cui bestiario hanno finito col riversarsi nel genere di cui ci accingiamo a percorrere la nascita, l’evoluzione e le opere migliori. Ed è ovviamente impossibile inserirle tutte. Con questa serie di approfondimenti, ci proponiamo di menzionare e di scoprire assieme i testi più interessanti, consapevoli del fatto che molti altri titoli avrebbero potuto farne parte e sono stati invece messi da parte, se non per limiti di spazio, per la difficoltà nel reperire informazioni “attendibili” nel corso della ricerca o per la loro vaghezza.

Alfonso Zarbo

L’epica greca

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Così come per Gilgamesh, le cronache di nubifragi apocalittici e viaggi nell’aldilà sono presenti in diverse mitologie. Li ritroviamo anche nel mito di Orfeo ed Euridice, contenuto nell’importantissima Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro (Castore l’Annalista, primo secolo a.C.). Guida fondamentale allo studio della mitologia greca, la Biblioteca contiene la storia completa dei miti greci e narra di tutte le più importanti figure e dinastie eroiche, attraverso Giasone, Perseo e Medea, Eracle, Ettore, Paride e Achille. Una vasta raccolta di leggende tradizionali ordinate cronologicamente dal Caos primordiale fino al ritorno a Itaca di Odisseo, ultimo grande eroe dei tempi antichi.

Le più antiche fonti letterarie conosciute, i poemi epici Iliade e Odissea di Omero, concentrano la loro attenzione sugli eventi che ruotano attorno alla guerra di Troia. Elena, moglie del re di Sparta Menelao, viene rapita per amore dal principe di Troia, Paride. Per lei si scatena una violenta guerra nella quale confluiscono i guerrieri provenienti dai Paesi più lontani. Fanno così la loro comparsa eroi del calibro di Achille ed Ettore, eterni rivali la cui tragica fine è dettata dal fato, e Odisseo, soldato di notevole ingegno e navigatore esperto costretto a combattere coloro che ostacolano il suo ritorno a Itaca, dopo la caduta di Troia.

Tutta la trama del poema di Omero ruota intorno a stragi, battaglie, guerra, fatica e dolore. Ogni colpo di spada e ogni goccia di sangue sono suggestione, frutto della genialità di un poeta che agli occhi degli antichi Greci viene ancora considerato alla base del loro processo di accrescimento culturale.

Altri due poemi quasi contemporanei ai testi omerici, la Teogonia e Le opere e i giorni scritti da Esiodo, riguardano invece la genesi del mondo, con la nascita di dèi, titani e giganti, la cronologia dei sovrani celesti, l’evoluzione delle quattro età dell’uomo (L’età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro) e l’inizio delle sofferenze umane (sono di Esiodo i miti di Prometeo e del vaso di Pandora).

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Diverse leggende sono contenute anche negli Inni omerici, nei frammenti dei poemi del Ciclo epico, nelle poesie dei lirici greci, nelle opere dei tragediografi del quinto secolo avanti Cristo, negli scritti di studiosi e poeti dell’età ellenistica e negli scrittori romani come Plutarco, Pausania e Ovidio. Sebbene ormai composte soltanto con finalità letterarie e non come supporto per il culto, la poesia ellenistica e quella romana contengono importanti dettagli mitologici che altrimenti sarebbero andati perduti.

La poesia epica ha creato così una serie di cicli di leggende, sviluppando una sorta di cronologia mitologica che è possibile suddividere nei miti delle origini, nell’epoca degli dèi e degli uomini e, per finire, nell’età degli eroi, dove le divinità sono meno presenti e vengono raggruppati per lo più gli avvenimenti legati alla guerra di Troia e agli anni successivi. Inoltre, la tradizione mitica nell’antica Atene è stata spesso al centro delle opere teatrali classiche di Eschilo, Sofocle ed Euripide. Molte leggende tragiche hanno assunto la loro forma definitiva proprio grazie alla rielaborazione svolta in questi lavori.

La mitologia greca ha avuto una smisurata influenza sulla cultura, le arti e la letteratura della civiltà occidentale, e la sua eredità resta tuttora ben viva nei linguaggi e nelle culture che ne fanno parte. È stata sempre presente nel sistema educativo, mentre poeti e artisti di tutte le epoche si sono ispirati a essa, mettendo in evidenza la rilevanza e il peso che i temi mitologici classici continuano a rivestire nella storia.

Le figure che caratterizzano e animano queste meravigliose opere si animano di un’aurea di sacralità propria degli eroi appartenenti ai grandi cicli del Fantasy. Per loro la vita è degna di essere vissuta solo in quanto si arricchisce di imprese eroiche memorabili e rischiose, in difesa dei propri congiunti e della patria. La morte in battaglia è il degno coronamento di un’esistenza spesa alla ricerca della gloria e rappresenta la morte migliore per qualunque uomo, da preferirsi a una misera vecchiaia.

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Naturalmente, con l’evoluzione del gusto e con la crescita delle opere letterarie, l’eroe si arricchirà di nuovi aspetti e sfumature psicologiche, come la ricerca della conoscenza e l’esplorazione di Paesi lontani di Odisseo e la malinconica accettazione del proprio destino, di fondatore di una stirpe gloriosa, in Enea. È proprio il destino quello che entra in gioco più spesso, nei poemi greci tanto quanto nel Fantasy, come la causa scatenante dalla quale trae sempre origine un’avventura.

Con la riscoperta dell’antichità classica nel Rinascimento, le poesie di Ovidio diventano una grande fonte di ispirazione per poeti, drammaturghi, musicisti e artisti. Dai primi anni dell’epoca rinascimentale, artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello ritraggono scene pagane tratte dalla mitologia greca insieme a più convenzionali temi cristiani. Attraverso le traduzioni e le opere in latino, i miti greci influenzano in Italia poeti come Petrarca, Dante e Boccaccio.

Nel Nord Europa la mitologia greca non ha avuto la stessa influenza nelle arti figurative, ma i suoi effetti sono piuttosto evidenti in ambito letterario. L’immaginario inglese ne viene permeato grazie a Geoffrey Chaucer e John Milton, con il poema epico Paradiso Perduto, per continuare con William Shakespeare. In Francia e Germania Jean Racine e Johann Wolfgang von Goethe riportano in auge il dramma greco. Nonostante con l’Illuminismo vi sia una reazione di rigetto nei confronti dei miti greci, questi rappresentano una fonte preziosissima per i drammaturghi, specie per le opere di Händel e Mozart. Alla fine del secolo, il Romanticismo celebra con entusiasmo tutto ciò che è greco, mentre in epoche più recenti i temi classici sono stati reinterpretati sia dai drammaturghi europei che da romanzieri come James Joyce, di cui è famosissimo l’Ulisse, e André Gide, premio Nobel per la letteratura nel 1947.

È inevitabile che l’epica greca abbia influito sul Fantasy. Lavinia Scolari, in una tesi di laurea su John R.R. Tolkien, scrive: “Senza dubbio l’opera di Tolkien è profondamente debitrice alle saghe nordiche, nonché alla religione cristiana […]. Ma non esiste forse un altro patrimonio mitico e culturale di grande fascino e potenza evocativa rappresentato dalla mitologia classica? E Tolkien, forgiato dalla letteratura latina e greca come una buona spada dal fuoco, non mostra forse, tra le pieghe dei suoi racconti, di avere ereditato e assorbito i nodi tematici più frequenti del mito classico?”.

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Nodi tematici a parte, come dimenticare la moltitudine di creature mitologiche che ha influito sull’immaginario fantastico? Arpie, centauri, chimere, fauni, giganti, Gorgoni, sirene e molte altre ancora, che assieme agli esseri e ai mostri delle saghe nordiche sono stati riveduti e trasformati nel corso dei secoli fino a comporre un bestiario illimitato. Basti pensare alla saga fantasy e ai videogiochi aventi per protagonista lo strigo Geralt di Rivia, a opera dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski.

Celebre la figura di Cerbero, il cane a tre teste a guardia dell’Ade, così come le tre Moire (Parche nella mitologia romana, Norne in quella nordica). Rappresentano la personificazione del destino ineluttabile. Il loro compito è tessere il filo del fato di ogni uomo, svolgerlo e infine reciderlo, segnandone la morte.

Un paragrafo a parte va dedicato ai libri per ragazzi di Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo (Rick Riordan, Mondadori), dove il giovane protagonista scopre di essere il figlio di Poseidone, e allo scrittore italiano Valerio Massimo Manfredi, che con i romanzi ambientati nell’antichità Alexandros, Lo scudo di Talos, L’ultima legione, L’oracolo, Palladion, Le paludi di Hesperia e, di recente, Il mio nome è nessuno (Mondadori, 2012) affronta alcuni dei più famosi miti ellenici in chiave storico-avventurosa.

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La mitologia greca e l’epicità delle battaglie rivivono ovviamente anche attraverso i film.
Oltre a Troy, l’esempio più riuscito è forse quello di 300, l’adattamento cinematografico diretto da Zack Snyder sulla base della graphic novel di Frank Miller (pochi sanno, però, che il fumetto è ispirato a sua volta a un altro film, L’eroe di Sparta, 1962).

Non solo: chi è nato tra gli anni ’80 e ’90 ricorderà senz’altro le serie televisive Hercules, con Kevin Sorbo, e Xena, la principessa guerriera in viaggio per redimere i suoi peccati.

Sul versante dei fumetti non sono da meno la serie italiana Mytico! realizzata per Corriere della Sera e quella scritta da Neil Gaiman, Sandman, in cui il protagonista – la personificazione dei sogni e delle storie – è uno dei sette Eterni che incarnano la morte e la disperazione.

In tema di videogiochi, infine, spicca tra tutti God of War, incentrato sulle avventure sul Fantasma di Sparta, Kratos, un guerriero senza onore assetato di vendetta nei confronti di Ares. Le mele d’oro del giardino delle Esperidi che Eracle ha il compito di recuperare nelle sue famose dodici fatiche sembrano fornire invece l’ispirazione ideale per Assassin’s Creed, dove l’assassino Altaïr si impossessa del Frutto dell’Eden, un manufatto in grado di controllare i cuori e le menti di chi lo contempla.

Le edizioni più recenti

MARTA SAVINI (a cura di), Iliade, Newton Compton, 2010.

MARTA SAVINI (a cura di), Odissea, Newton Compton, 2010.

APOLLODORO, La biblioteca, Milano, Mondadori, 2006.

ESIODO, Teogonia, Milano, Mondadori, 2004.

GIUSEPPE ZANETTO (a cura di), Inni omerici, Rizzoli, 1996.

Fonti

ESIODO, Teogonia, Eleonora Vasta (a cura di), Milano, Mondadori, 2004.

Achille. La leggenda dell’eroe, http://www.achille.it

LAVINIA SCOLARI, http://www.tolkien.it

STEFANO FERRARI, Fantastica Adelphi, http://www.fantasymagazine.it, ottobre 2012.

DAVIDE GHEZZO, Dall’epica al fantasy, A.C. Gilda anacronisti, http://www.gilda.it.

Biografia

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Alfonso Zarbo si occupa di narrativa fantastica dal 2009. Appassionato di storia, musica metal e serie TV, collabora con Fantasy Magazine ed è stato curatore di antologie e romanzi per la piccola editoria. Ora gestisce il blog e i social network della collana Chrysalide per Mondadori Ragazzi e lavora come consulente sulle Cronache del ghiaccio e del fuoco per la redazione Oscar Mondadori.

http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/

“La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione
con gli uomini migliori dei secoli andati.”

René Descartes

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Art by Jason Juan

Mito, poema epico, canzone di gesta, fiaba, romanzo gotico, avventura e racconto di Fantascienza. Il Fantasy ha attraversato millenni e ha saputo trarre ispirazione dalle pagine di ogni popolo, cultura e religione, impregnandosi di quella magia che solo un genere letterario tanto longevo e poliedrico ci può donare.

Fantasy che, non dimentichiamolo, non è mai solo letteratura d’intrattenimento. Per Michael Ende, autore della Storia infinita, la fantasia è

una porta d’accesso a mondi ulteriori che vivono in simbiosi con la realtà, due lati di uno specchio che non possono fare a meno l’uno dell’altro; è una sorta di possessione allucinante, che dissolve la stessa realtà in un sogno tra i sogni, il mondo concreto inglobato dalla visione, ridotto soltanto a una delle infinite storie possibili.

Infinite storie possibili, proprio come quelle dalle quali trae spunto il genere. Sono tantissime le opere la cui struttura narrativa, le cui tematiche e il cui bestiario hanno finito col riversarsi nel genere di cui ci accingiamo a percorrere la nascita, l’evoluzione e le opere migliori. Ed è ovviamente impossibile inserirle tutte. Con questa serie di approfondimenti, ci proponiamo di menzionare e di scoprire assieme i testi più interessanti, consapevoli del fatto che molti altri titoli avrebbero potuto farne parte e sono stati invece messi da parte, se non per limiti di spazio, per la difficoltà nel reperire informazioni “attendibili” nel corso della ricerca o per la loro vaghezza.

Alfonso Zarbo

Gilgamesh

Pur essendo la più antica al mondo, l’Epopea di Gilgamesh è finita in secondo piano rispetto a storie e leggende più rinomate come quelle arturiane, spesso riprese dagli scrittori contemporanei sotto forma di romanzi storici o avventurosi.

340e5-gilgamesh_1Si tratta di un ciclo epico risalente al terzo millennio avanti Cristo e inciso in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla. Esistono diverse versioni, ma la più completa rimane quella scritta in lingua accadica del 1200 a.C. Il fatto che i testi siano stati trovati non solo in Mesopotamia, ma anche in Anatolia e in Palestina, testimonia che fin dall’antichità l’opera è stata considerata di enorme valore artistico da tutti i popoli entrati in contatto con il mondo assiro-babilonese.

Protagonista del poema è il crudele re Gilgamesh, per due terzi divino e per un terzo mortale, le cui prepotenze nei confronti del popolo di Uruk spingono gli dèi a generare un rivale per contrastarlo.
Colpito dalla forza di Enkidu, che lo supera in abilità e furore, Gilgamesh stringe con lui un forte legame d’amicizia ed è pronto a imbattersi in ogni genere di avventura lungo la Via del Sole: assieme i due sconfiggeranno Khumbaba, mostruoso guardiano della Foresta dei Cedri, e Gugalanna, il Toro Celeste, portatore di tempeste e terremoti la cui venuta è causa di sette anni di siccità. Combatteranno contro uomini-scorpione e giganti di pietra. E, anche dopo la morte del compagno, Gilgamesh non riuscirà più a fermarsi, diretto alla Porta del Sole Tramontante in cerca dell’immortalità.

Coraggio e violenza, dunque. Ma non manca una certa tragicità: Gilgamesh è il primo eroe – o, sarebbe meglio dire, il primo antieroe – a dover fare i conti con la fragilità della vita. La sua volontà di sopravvivenza rivela uno stato d’animo che affronta la precarietà quotidiana con ansia di sopravvivenza, mentre l’apparizione di Enkidu lo porterà ad accorgersi che il trascorrere del tempo nell’oltretomba è fatto di rimpianti per le occasioni perdute in vita. Un eroe tragico, il cui senso di smarrimento lo accomuna agli uomini di allora come a quelli di oggi.

Un testo di fondamentale importanza, sia come viaggio di formazione che come precursore di generi: è la prima grande epopea della storia del mondo; la più antica versione del Diluvio descritto nella Bibbiae, ancora, si potrebbe azzardare a considerarla la prima opera di Fantascienza, di “storia celeste”.

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La costellazione del Toro

Come sostiene Renzo Baldini, non solo le avventure hanno luogo lungo la Via del Sole (l’eclittica), ma il Toro inviato da Ishtar e Anu per fronteggiare Gilgamesh è in realtà la costellazione del Toro, rappresentata da un toro tagliato al livello della vita proprio com’è stato ucciso da Enkidu.

E la stessa osservazione può essere fatta per il Guardiano della Foresta di Cedri, il quale corrisponde al dio Hmba, termine inserito anche in un elenco sumero di stelle. Mul Hmba è il nome con il quale i Sumeri chiamavano la stella Procione, l’alfa della costellazione del Cane Minore che essi avevano annoverato nella costellazione del Cancro.

Ma quanto c’è di vero in Gilgamesh? Come ogni leggenda che si rispetti, pare che anche quella del re di Huruk nasconda un fondo di verità. La scoperta di alcuni artefatti che fanno riferimento al re di Kish, menzionato nel poema come padre di uno degli avversari di Gilgamesh, ha rafforzato la credibilità dell’effettiva esistenza storica del nostro eroe.

Quanto e come ha influito il suo personaggio nella narrativa fantastica? Fin dalla sua scoperta nel 1800, l’arte e la cultura mesopotamica hanno esercitato un fascino irresistibile sull’Occidente. Gilgamesh, per esempio, è protagonista del romanzo fantastico di Wilson Tucker Signori del Tempo (The Time Master, Urania n. 615, 1954), dove naufraga sulla Terra e, dotato di un metabolismo più lento, sopravvive fino ai giorni nostri diventando l’investigatore privato Gilbert Nash.

Passando al Fantasy vero e proprio, Robert Ervin Howard ha avuto una sincera predilezione per l’epica e la storia mesopotamica. Nel racconto I figli di Asshur (Solomon Kane, Newton Compton, 2010) lo spadaccino puritano Solomon Kane trova sugli altopiani del Nord Africa la città perduta di Ninn e viene coinvolto nella lotta di potere tra Assiri, Elamiti e i Kaldii. Sotto il tempio di Baal si consuma il bagno di sangue finale per assicurarsi il dominio dell’ultimo impero assiro. Non è l’unico racconto a tema dello scrittore texano: nelle avventure di Conan il Cimmero troviamo Il Fuoco di Assurbanipal (Conan il Barbaro. Edizione integrale, Newton Compton, 2011), Colosso Nero, Intrusi a palazzo e – scritto da  Lin Carter su materiale di Howard – La mano di Nergal.

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Art by Frank Frazetta

Negli anni ’80 lo sceneggiatore paraguaiano Robin Wood crea per il fumetto un Gilgamesh immortale. Solo immaginando che il loro sovrano sia morto, gli abitanti di Uruk si sentono liberi dal giogo e riprendono a vivere serenamente. Ma Gilgamesh non può morire e abbandona Uruk per vivere avventure in tutte le epoche, un po’ allo stesso modo di Highlander.

Gilgamesh e Mesopotamia nei romanzi e nei fumetti, quindi, ma anche nella musica con Giuseppe Verdi e Franco Battiato; sullo schermo tramite i registi David Wark Griffith e Romeo Castellucci; nell’oggettistica e nell’architettura con la diffusione nella Londra vittoriana e in Francia di tori e leoni alati; nelle opere dei tragediografi greci, nella Divina Commedia, nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e nella Bibbia, dove Babilonia diventa lo scenario ideale per storie ricche di catastrofi, lussuria ed enigmi.

Infine l’esotismo multietnico di Babilonia, più che la sua depravazione, torna in auge nelle citazioni del film Matrix, dove la navicella della resistenza contro le macchine si chiama Nabucodonosor e l’ammiraglia Ninive. “Un omaggio, forse involontario” sostiene Enrico Galavotti, “al vero spirito libertario, esploratore e innovatore della civiltà babilonese”.

Le edizioni più recenti

MARIO PINCHERLE, L’epopea di Gilgamesh, Melchisedek Edizioni, 2008.

N.K. SANDARS (a cura di), L’epopea di Gilgameš, Milano, Adelphi, 1994.

Fonti

GIOVANNI PETTINATO, La saga di Gilgamesh, Milano, Rusconi, 1992.

ENRICO GALAVOTTI, L’epopea di Gilgamesh. Dalla civiltà sumerica a quella babilonese,www.homolaicus.com

RENZO BALDINI, Gilgamesh o l’Eroe lungo la Via del Sole, http://www.renzobaldini.it

STEFANO FERRARI, Fantastica Adelphi, http://www.fantasymagazine.it, ottobre 2012.Per ulteriori approfondimenti, rimando infine all’ottimo articolo Dal Mito al Fantasy: “La mitologia Sumero-Assiro-Babilonese” di Angelo Berti su TrueFantasy.

Biografia

Alfonso Zarbo si occupa di narrativa fantastica dal 2009. Appassionato di storia, musica metal e serie TV, collabora con Fantasy Magazine ed è stato curatore di antologie e romanzi per la piccola editoria. Ora gestisce il blog e i social network della collana Chrysalide per Mondadori Ragazzi e lavora come consulente sulle Cronache del ghiaccio e del fuoco per la redazione Oscar Mondadori.

http://alfonsozarbowriter.blogspot.it

Quante spade esistono al mondo? Di sicuro potreste chiederlo al (buon) vecchio zio Martin, al quale basterebbe staccare gli occhi dal monitor per dare un’occhiata al proprio trono. Nel frattempo, durante una ricerca per un mio scritto ambientato nel deserto, mi sono imbattuto in una vera e propria “rastrelliera digitale” di lame esotiche e orientali.
Il merito di nomenclature e spiegazioni va a L’immagine del guerriero. Attraverso Europa, Africa, un saggio di Maurizio Martinelli e della Regione Toscana disponibile gratis online.

AFRICA

Flissa

Nell’Algeria settentrionale, i Cabili impiegano ancora una particolare sciabola a dorso dritto e lama espansa verso la punta, la Flissa, con ornati astratti contro il malocchio.
Koummiya
Il pugnale marocchino Koummiya, dall’impugnatura che termina a coda di pavone come alcune daghe italiane del Cinquecento, viene esibito al fianco sinistro appeso a un cordone.
Kuba
La principale spada da combattimento dei Kuba, dall’estremità espansa e arrotondata. Il re del XVII secolo che la introdusse, per limitarne la pericolosità decretò che fosse priva di punta e che, in tempo di pace, dovesse essere sempre avvolta in un panno, misura che ancora oggi viene osservata.
Ngulu
 
 
I Poto e i Mongo usavano un grande coltello a un filo, detto Ngulu, la cui estremità terminava a forma di falce. Alcuni colonizzatori diffusero la notizia che venisse utilizzato per comminare la decapitazione; in realtà anche quest’arma aveva un grande valore economico e veniva usata sia per fini cerimoniali che come insegna di prestigio personale.
Nimsha
In Marocco è diffusa una particolare spada, la Nimsha, che simboleggia l’eclettismo della cultura musulmana locale: essa fonde un’impugnatura asimmetrica locale che sembra riprodurre una testa di cavallo stilizzata a una guardia metallica a quattro bracci ispirata alle spade spagnole del XVI secolo.
Takouba
Strabone parla dei tuareg come di guerrieri armati di lance tutte in ferro e di particolari scudi detti “di pelle di struzzo”, in realtà in pelle di gazzella trattata con latte e guscio d’uovo di struzzo fino a renderla invulnerabile alle armi da taglio. Tipica dei Tuareg è la Takouba, una spada dritta a due fili realizzata con lame europee.
Proprio la Takouba, col pugnale Telek dall’impugnatura a tre punte detta “croce di Agades”, era riservata esclusivamente ai predoni/nobili.
ASIA
L’Asia, ancora più dell’Africa, è un vero caleidoscopio di culture e di tradizioni estremamente diverse e molto spesso di antichissima origine. La complessa storia delle civiltà che vi hanno avuto sede si accompagna a immagini di guerriero molto diverse nello spazio e nel tempo: dal saraceno al cacciatore di teste birmano, dal
samurai giapponese all’arciere mongolo.
Char-aina (armatura)
 
L’armatura tipica del mondo islamico è quella ispirata al tipo persiano della cosiddetta Char-aina, ovvero “quattro specchi”: si tratta di quattro piastre curve incernierate, di cui due più ampie proteggono il petto e la schiena, mentre altre due più piccole e spesso scavate all’ascella proteggono i fianchi. Una cotta di maglia sino alle ginocchia e talora dei pantaloni nello stesso materiale proteggono il resto del corpo, integrati da cubitiere per gli avambracci e da un elmetto a calotta con una punta alla sommità e circondato da un camaglio di maglia metallica.
Firangi
In India era presente la spada dritta detta
 Firangi, ovvero “straniera”, proveniente quasi integralmente dai commerci con l’Europa. La sua larga guardia in lamina era imbottita, e il pomo degli esemplari dalle lame curve o seghettate era dotato di un lungo spuntone posteriore, che garantisse l’uso a due mani.
Jian
Nel mondo cinese, tra le spade degne di nota vanno menzionate sicuramente le
 Jian, lame dritte a due fili appena convergenti dall’impugnatura ovoidale e dalla piccola guardia in ottone lavorata, come le eleganti applicazioni metalliche sui foderi.
Ke-tri
Nel mondo tibetano sono diffuse, con l’arco, delle armi bianche come il
Ke-tri, una breve spada dritta dall’impugnatura rifinita in ottone e abbellita di coralli e di turchesi, come il fodero.
 
Khandjar
 
La Persia fu probabilmente la culla del tipico pugnale curvo islamico dall’impugnatura a clessidra, il Khandjar, apparso nel XV secolo e diffusosi poi in una variante più lunga nell’impero ottomano, nel Caucaso, e in India.
Kukhri
Il Kukhri è un coltello a un filo con lama curva e filo falcato dalla parte interna. Tutt’oggi caratterizza le forze speciali britanniche Gurkha; la sua particolare forma permette di appesantire il colpo e di aumentare la capacità di taglio, impiegata sia nella foresta, che nella caccia e in guerra.
Mandau
Nel Borneo, i Dayak (tagliatori di teste) impiegavano il Mandau, con un’impugnatura a “L” acuta sormontata da ciuffi di capelli, trofeo dei nemici uccisi. Protetti solo da corsetti di fibra tratta dalla scorza d’albero e da scudi di legno, i guerrieri di questa zona d’Asia erano particolarmente aggressivi anche se poco organizzati.
 
Pata, Katar e Bichwa
Tipicamente indiano è il Pata, una spada dritta che al posto dell’impugnatura terminava in un mezzo guanto in acciaio, dotato di una barra trasversale interna per l’impugnatura.
Questo sistema di afferrare l’arma ritorna in una delle più eleganti armi indiane, il Katar, formato da una lama triangolare che poteva essere sorretta per sferrare colpi attraverso il pugno.
Non meno singolare era il Bichwa (“scorpione”), arma da combattimento corpo a corpo simile a un tirapugni da serrare preferibilmente nella mano o sul braccio sinistri, dotata di una o due lame laterali affiancate per sferrare colpi trancianti.
Pech-qabz
Il Pech-qabz veniva utilizzato in Persia con l’intento di perforare le protezioni di maglia metallica degli avversari grazie a una lama dalla sezione a “T” molto appuntita.
Qama
All’interno dell’impero ottomano islamizzato, nei territori come quelli tra l’area caucasica e i Balcani, erano presenti armi d’altra tradizione che trovarono fortuna, come il
Qama o Kindjal, una daga a fili paralleli e punta triangolare, senza guardia e molto robusta, probabilmente legata al gladio romano.
Shamshir
In Persia le armi bianche si distinguono per un’eleganza e una qualità tecnica ineguagliata nel resto del Medio Oriente. Caratteristica è la scimitarra Shamshir (“coda di leone”), dall’impugnatura curva e dalla guardia a crociera, diffusasi tra 300 e 400 sino a diventare la tipica sciabola dell’esercito ottomano nella versione con impugnatura a pistola.
Tanto
 
In Giappone, accanto alla Katana si aggiungono la Wakizashi, la spada lunga tra i 30 e i 60 cm circa, e i Tanto, coltelli inferiori ai 30 cm.
Bellissime, vero? E pensare che ne ho selezionate solo alcune. Al prossimo romanzo avrete l’imbarazzo della scelta!
Stay Fantasy and rock’n’roll to hell,
Alfonso

Cari amici,
non sono mai stato un gran patito delle regole, forse perché convinto che ognuno debba apprendere solo quelle più in sintonia con se stesso e sbarazzarsi delle altre. 

In ogni caso possono tornare utili. Un dubbio, un confronto: chi ci ha preceduto può essersela vista come e peggio di noi, dandoci il sollievo di non essere gli unici paranoici di fronte alla tastiera. Detto questo, su Kipple.it trovate l’elenco di quanto sto riportando in parte. 

Molti autori si ripetono: “leggete tanto”, “scrivete con regolarità”. Consigli basilari, spero risaputi. Chissà che tra i sottostanti, invece, non scopriate qualcosa di nuovo com’è capitato a me. 
Stay fantay and dream, 

Alfonso

RAY BRADBURY

Iniziate scrivendo testi brevi. L’ansia è comune in coloro che si avviano nel mondo della scrittura. Bradbury consiglia di essere pazienti e di non iniziare un romanzo: è preferibile partire scrivendo racconti brevi e imparare l’arte. Se ci si imbarca sulla scrittura di un romanzo è difficile sapere come sarà il risultato finale. Invece, se si scrive testi brevi, si può vedere il risultato alla fine della settimana e l’autostima ne trarrà beneficio.

Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Se la mente è completamente vuota è perché si sta facendo qualcosa di sbagliato e non ci si sta divertendo. Allora è consigliabile tornare alla linea di pensiero in cui eravate prima di perdere l’ispirazione.

NEIL GAIMAN

Ricordati: quando qualcuno ti dice che qualcosa non va o a suo parere non funziona, ha quasi sempre ragione. Quando ti dice esattamente cos’è che non va secondo lui e come dovresti aggiustarlo, ha quasi sempre torto.


La regola principale della scrittura è che, se hai abbastanza sicurezza e fiducia, puoi fare tutto quello che ti pare (questa potrebbe essere una regola sia per la vita che per la scrittura. Ma per la scrittura funziona davvero).

STEPHEN KING

Arriva al punto. Non perdere tempo, non annoiare il tuo lettore con introduzioni infinite e aneddoti sulla tua vita. Cerca di ridurre le parole inutili. Cerca di arrivare al punto prima che il lettore perda la pazienza.


Sii credibile. I personaggi di Stephen King sono credibili perché hanno lati buoni e cattivi. Perché hanno difetti, passioni, paure, debolezze. Questo meccanismo crea un forte legame con il lettore che si affeziona ai protagonisti dei suoi romanzi.

JOE LANSDALE

Dimenticati l’ispirazione. Sei tu la tua musa. Se scrivi la musa si rinforza e arriva ogni giorno.

Non permettere ad alcuna regola di governarti. Eccetto quella del leggere e dello scrivere.

ELMORE LEONARD

Mai iniziare un libro parlando del tempo. Se è solo per creare atmosfera, e non una reazione del personaggio alle condizioni climatiche, non andrai molto lontano. Il lettore è pronto a saltare le pagine per cercare le persone.

Cerca di omettere le parti che i lettori tendono a saltare. Pensa a cosa salteresti leggendo un racconto: fitti paragrafi che trovi abbiano troppe parole.

HARUKI MURAKAMI

Date musicalità al testo. Lo stile di un romanzo dovrebbe avere un’ottima qualità musicale. Anche senza leggere ad alta voce, il lettore dovrebbe riconoscere la sua sonorità profonda.

GEORGE ORWELL

Non usate una parola lunga quando è possibile usarne una corta.

Se è possibile tagliare una parola, tagliatela sempre.

CHUCK PALAHNIUK

Non aver paura di sperimentare nuove forme narrative e temporali. La mia personale teoria è che i lettori di oggi disdegnano molti libri non perché questi lettori siano più stupidi di quelli del passato, ma perché sono più intelligenti. Il cinema ci ha resi molto sofisticati riguardo alla narrazione. Il tuo pubblico è più difficile da scioccare di quanto tu possa immaginare.

Quando sei bloccato, torna indietro e leggi le prime scene, cerca personaggi dimenticati o dettagli da riutilizzare come assi nella manica.

Non forzare né affrettare la fine di una storia o di un libro. Tutto ciò che devi conoscere è la scena successiva, o poche scene successive. Non devi conoscere ogni momento fino al finale. Se così fosse, scrivere sarà noioso da morire.

KURT VONNEGUT

Ogni personaggio che si rispetti deve volere qualcosa, fosse anche solo un bicchiere d’acqua.

Ogni frase deve fare una di queste due cose: rivelare un personaggio o portare avanti l’azione.

Quante spade esistono al mondo? Di sicuro potreste chiederlo al (buon) vecchio zio Martin, al quale basterebbe staccare gli occhi dal monitor per dare un’occhiata al proprio trono. Nel frattempo, durante una ricerca per un mio scritto ambientato nel deserto, mi sono imbattuto in una vera e propria “rastrelliera” digitale di lame esotiche e orientali.
Il merito di nomenclature e spiegazioni va a L’immagine del guerriero. Attraverso Europa, Africa, un saggio di Maurizio Martinelli e della Regione Toscana disponibile gratis online.

AFRICA
Flissa
Nell’Algeria settentrionale, i Cabili impiegano ancora una particolare sciabola a dorso dritto e lama espansa verso la punta, la Flissa, con ornati astratti contro il malocchio.
Koummiya
 Il pugnale marocchino Koummiya, dall’impugnatura che termina a coda di pavone come alcune daghe italiane del Cinquecento, viene esibito al fianco sinistro appeso a un cordone.
Kuba
La principale spada da combattimento dei Kuba, dall’estremità espansa e arrotondata. Il re del XVII secolo che la introdusse, per limitarne la pericolosità decretò che fosse priva di punta e che, in tempo di pace, dovesse essere sempre avvolta in un panno, misura che ancora oggi viene osservata.
Ngulu
 
 
I Poto e i Mongo usavano un grande coltello a un filo, detto Ngulu, la cui estremità terminava a forma di falce. Alcuni colonizzatori diffusero la notizia che venisse utilizzato per comminare la decapitazione; in realtà anche quest’arma aveva un grande valore economico e veniva usata sia per fini cerimoniali che come insegna di prestigio personale.
Nimsha
In Marocco è diffusa una particolare spada, la Nimsha, che simboleggia l’eclettismo della cultura musulmana locale: essa fonde un’impugnatura asimmetrica locale che sembra riprodurre una testa di cavallo stilizzata a una guardia metallica a quattro bracci ispirata alle spade spagnole del XVI secolo.
Takouba
Strabone parla dei tuareg come di guerrieri armati di lance tutte in ferro e di particolari scudi detti “di pelle di struzzo”, in realtà in pelle di gazzella trattata con latte e guscio d’uovo di struzzo fino a renderla invulnerabile alle armi da taglio. Tipica dei Tuareg è la Takouba, una spada dritta a due fili realizzata con lame europee.
Proprio la Takouba, col pugnale Telek dall’impugnatura a tre punte detta “croce di Agades”, era riservata esclusivamente ai predoni/nobili.
ASIA
L’Asia, ancora più dell’Africa, è un vero caleidoscopio di culture e di tradizioni estremamente diverse e molto spesso di antichissima origine. La complessa storia delle civiltà che vi hanno avuto sede si accompagna a immagini di guerriero molto diverse nello spazio e nel tempo: dal saraceno al cacciatore di teste birmano, dal
samurai giapponese all’arciere mongolo.
Char-aina (armatura)
 
 L’armatura tipica del mondo islamico è quella ispirata al tipo persiano della cosiddetta Char-aina, ovvero “quattro specchi”: si tratta di quattro piastre curve incernierate, di cui due più ampie proteggono il petto e la schiena, mentre altre due più piccole e spesso scavate all’ascella proteggono i fianchi. Una cotta di maglia sino alle ginocchia e talora dei pantaloni nello stesso materiale proteggono il resto del corpo, integrati da cubitiere per gli avambracci e da un elmetto a calotta con una punta alla sommità e circondato da un camaglio di maglia metallica.
Firangi
In India era presente la spada dritta detta
 Firangi, ovvero “straniera”, proveniente quasi integralmente dai commerci con l’Europa. La sua larga guardia in lamina era imbottita, e il pomo degli esemplari dalle lame curve o seghettate era dotato di un lungo spuntone posteriore, che garantisse l’uso a due mani.
Jian
Nel mondo cinese, tra le spade degne di nota vanno menzionate sicuramente le
 Jian, lame dritte a due fili appena convergenti dall’impugnatura ovoidale e dalla piccola guardia in ottone lavorata, come le eleganti applicazioni metalliche sui foderi.
Ke-tri
Nel mondo tibetano sono diffuse, con l’arco, delle armi bianche come il
Ke-tri, una breve spada dritta dall’impugnatura rifinita in ottone e abbellita di coralli e di turchesi, come il fodero.
 
Khandjar
 
La Persia fu probabilmente la culla del tipico pugnale curvo islamico dall’impugnatura a clessidra, il Khandjar, apparso nel XV secolo e diffusosi poi in una variante più lunga nell’impero ottomano, nel Caucaso, e in India.
Kukhri
Il Kukhri è un coltello a un filo con lama curva e filo falcato dalla parte interna. Tutt’oggi caratterizza le forze speciali britanniche Gurkha; la sua particolare forma permette di appesantire il colpo e di aumentare la capacità di taglio, impiegata sia nella foresta, che nella caccia e in guerra.
Mandau
Nel Borneo, i Dayak (tagliatori di teste) impiegavano il Mandau, con un’impugnatura a “L” acuta sormontata da ciuffi di capelli, trofeo dei nemici uccisi. Protetti solo da corsetti di fibra tratta dalla scorza d’albero e da scudi di legno, i guerrieri di questa zona d’Asia erano particolarmente aggressivi anche se poco organizzati.
Pata, Katar e Bichwa
Tipicamente indiano è il Pata, una spada dritta che al posto dell’impugnatura terminava in un mezzo guanto in acciaio, dotato di una barra trasversale interna per l’impugnatura.
Questo sistema di afferrare l’arma ritorna in una delle più eleganti armi indiane, il Katar, formato da una lama triangolare che poteva essere sorretta per sferrare colpi attraverso il pugno.
Non meno singolare era il Bichwa (“scorpione”), arma da combattimento corpo a corpo simile a un tirapugni da serrare preferibilmente nella mano o sul braccio sinistri, dotata di una o due lame laterali affiancate per sferrare colpi trancianti.
Pech-qabz
Il Pech-qabz veniva utilizzato in Persia con l’intento perforare le protezioni di maglia metallica degli avversari grazie ad una lama dalla sezione a “T” e molto appuntita.
Qama
All’interno dell’impero ottomano islamizzato, nei territori come quelli tra l’area caucasica e i Balcani, erano presenti armi d’altra tradizione che trovarono fortuna, come il
Qama o Kindjal, una daga a fili paralleli e punta triangolare, senza guardia e molto robusta, probabilmente legata al gladio romano.
Shamshir
In Persia le armi bianche si distinguono per un’eleganza e una qualità tecnica ineguagliata nel resto del Medio Oriente. Caratteristica è la scimitarra Shamshir
 (“coda di leone”), dall’impugnatura curva e dalla guardia a crociera, diffusasi tra 300 e 400 sino a diventare la tipica sciabola dell’esercito ottomano nella versione con impugnatura a pistola.
Tanto
 
In Giappone, accanto alla Katana si aggiungono la Wakizashi, la spada lunga tra i 30 e i 60 cm circa, e i Tanto, coltelli inferiori ai 30 cm.
Bellissime, vero? E pensare che ne ho selezionate solo alcune. Al prossimo romanzo avrete l’imbarazzo della scelta!
Stay Fantasy and rock’n’roll to hell,
Alfonso

Nasce un premio rivolto a professionisti e a studenti per valorizzare la veste grafica del libro

A partire da questa prima edizione, il Premio Cover Più mira a designare la copertina più affascinante, che meglio è riuscita a catturare l’attenzione del lettore. Punto cardine del concorso: la valorizzazione dell’idea e dell’impatto grafico nell’ambito dell’editoria.

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Il progetto, nato da un’idea di Rino Ruscio (art director, consulente esterno per RCS Libri) con la collaborazione di ACPI – Associazione Consulenti Pubblicitari Italiani -, si prefigge di diventare un riconoscimento nazionale nel campo dell’illustrazione e della grafica, nonché di trasformare lo stesso sito del concorso – www.premiocoverpiu.it – in un punto d’incontro per tutti coloro che lavorano nel settore. 
Non meno importante, lo spazio che il premio intende dare ai giovani studenti per mettersi in luce agli occhi del panorama editoriale.
Due sono infatti le categorie in competizione: studenti e professionisti. 

Carissimi,

poche righe per trasmettervi le emozioni di questi giorni al Lucca Comics & Games. Quest’anno ho avuto il piacere di incontrare tantissimi artisti e di partecipare da dietro le quinte (e non!) agli incontri di Mondadori.

Giovedì mattina ho partecipato all’incontro della stampa con Andrzej Sapkowski, il padre dell’inimitabile strigo Geralt di Rivia. Trovate un ottimo resoconto di Francesco Coppola qui! Non perdetevelo perché, con l’ironia che contraddistingue da sempre questo autore, ne leggerete delle belle!

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La giornata è proseguita poi in compagnia di due grandi del panorama fantastico italiano: Sergio “Alan D.” Altieri, autore – parlando di fantasy – della trilogia di Magdeburg e traduttore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, ed Edoardo Stoppacciaro, doppiatore di Robb Stark e del nano Ori nello Hobbit. Entrambi sono saliti sul palco assieme a Matteo Patané (La Barriera) per premiare i migliori cosplayer del Trono di spade e svelarci aneddoti e curiosità sul proprio mestiere. Una presentazione unica nel suo genere, che speriamo di poter replicare anche in futuro!

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Venerdì pomeriggio, invece, è stato il mio turno! All’ultimo ho sostituito sul palco Alan D. Altieri per moderare i “magnifici sei” della collana Chrysalide, per la quale come ormai saprete gestisco blog e social. Ero emozionatissimo, ma con un co-moderatore di tutto rispetto che saliva e scendeva dal palco per dare voce alle domande dei fan. E il sottoscritto che faceva intanto? Scattava foto al pubblico e agli autori! Deformazione professionale, credo. E quando mi ricapita?

Momenti indimenticabili: Leonardo Patrignani che urla “Granataaa!” nella migliore tradizione di Call of Duty, Licia che dà la caccia a un drago-zanzara-insetto geneticamente modificato e Francesco Falconi che ride e mi sussurra “Presenti, fai le foto, ti manca solo di metterti a spazzare il palco!”

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Venerdì sera: cena con i vincitori del concorso Racconti Chrysalide: Giacomo Bernini, Giulia Dal Mas, Alessandro Renna ed Emanuela Valentini (mancava Maurizio Vicedomini, ma ci rifaremo)! Simpatici, umili e determinati. What else? Che la vittoria possa essere soltanto l’inizio di una grande avventura! Intanto, la copertina dell’antologia digitale che pubblicheremo a dicembre e che conterrà i loro racconti. Non è bellissima?

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E, ancora, altro giro di presentazioni e di incontri. Sabato ho partecipato al seminario di Emanuele Manco (Fantasy Magazine) e Andrzej Sapkowski (again! Non mi bastava mai) sul confine tra “vero e verosimile”; Paolo Barbieri ha presentato Apocalisse con Alessandro Stanchi e Valerio Massimo Manfredi e, nel pomeriggio, ho avuto l’onore di incontrare di persona dietro le quinte i doppiatori dello Hobbit Fabrizio Pucci (Thorin Scudodiquercia), Francesco Vairano (Gollum) e – ovviamente – Edoardo Stoppacciaro (again! Anche la sua compagnia non mi basta mai)! Occasione ideale per regalare loro la chiave di Erebor prima della sessione autografi. Questa era la scaletta dell’incontro:

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Conclusioni? L’orda di amici aumenta.

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Sono ancora più affamato di fantasy.

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E Sapkowski wins.

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Svelati finalmente i nostri piani su “Game of Thrones” per il Lucca Comics & Games 2013. Vi aspetto con la redazione Oscar Mondadori all’auditorium San Girolamo giovedì 31 ottobre alle 17:30!
Alfonso 

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Come da comunicato stampa della Warner Bros, “Il Trono di Spade, la più grande serie televisiva fantasy di tutti i tempi, sarà celebrata a Lucca con la presenza di un trono di spade a grandezza naturale su cui sarà possibile farsi fotografare assieme ai Cantori del Westeros, il gruppo cosplay italiano ufficiale della serie. 
Presso l’Auditorium San Girolamo, inoltre, Sergio Altieri, il traduttore dell’opera per Mondadori, il doppiatore Edoardo Stoppacciaro, voce di Robb Stark nella serie TV, e Matteo Patané, amministratore de La Barriera – la prima community italiana dedicata a George R.R. Martin e alle sue opere, incontreranno i fan e premieranno i tre migliori cosplayer partecipanti al meeting con l’edizione deluxe del Libro de Il Trono di Spade, autografato dalla giuria, e il cofanetto della stagione I e II della serie TV. 
A seguire, infine, la proiezione del IX episodio della terza stagione, la puntata che ha lasciato senza fiato milioni di persone in tutto il mondo.”